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.:: Dossier del mese | Dossier acqua - Fonte di vita, ma non per tutti
 

Il 22 marzo 2006 si è celebrata la VI Giornata Mondiale dell’Acqua: una ricorrenza simbolica, ma soprattutto un’occasione per riflettere sul problema della distribuzione delle risorse naturali tra Nord e Sud del mondo, per analizzare il rapporto tra consumo e spreco di questo patrimonio vitale.
Tutti noi sappiamo che è fonte di vita, che da essa dipende la nostra stessa sopravvivenza. Non sempre, però, ci ricordiamo che la mancanza di acqua potabile è tra le principali cause delle malattie che colpiscono i Paesi poveri. Sostenere l’accesso a fonti salubri e sicure significa, pertanto, porre una condizione essenziale per la liberazione dalla miseria e dalle malattie.
Da oltre 20 anni, Africa Mission Cooperazione e Sviluppo è impegnata nella realizzazione di progetti per l’approvvigionamento idrico del Karamoja, arida regione dell’Uganda centro-settentrionale, attraverso la perforazione di nuovi pozzi e la riattivazione delle strutture già esistenti, ma non più funzionanti.
Un altro obiettivo prioritario è la minimizzazione dei rischi per l’igiene, rafforzando la partecipazione della comunità e le capacità locali di sviluppare e gestire la sostenibilità nell’uso dell’acqua, attraverso:
  • La formazione tecnica
  • Le campagne di educazione ambientale
  • Il supporto all’istituzione di Comitati di villaggio per l’acqua in ogni sito di intervento
     

Il tuo aiuto è importante
DIAMO DA BERE A CHI HA SETE…

Prosegue, anche per il 2006, il nostro impegno nell’arida regione ugandese del Karamoja: con un consumo medio pro-capite di acqua compreso tra i 5 e 10 litri al giorno (che devono bastare per bere, lavare, cucinare), è uno dei luoghi al mondo in cui maggiore è l’emergenza idrica. Per questo siamo presenti, con i nostri mezzi e con personale specializzato, affinchè la disponibilità quotidiana media per ogni persona possa arrivare a 15 litri.
Per raggiungere questo traguardo, prevediamo nel 2006 la perforazione di almeno 50 nuovi pozzi e la riparazione di almeno 100 strutture non più attive o funzionanti. Vogliamo inoltre proseguire nel nostro impegno per la formazione di meccanici di pompa locali, per la sensibilizzazione della popolazione a un corretto uso dell’acqua e per migliorare le condizioni igienico sanitarie di base. Il nostro intento è quello di creare le condizioni per un coordinamento, a livello regionale, delle iniziative per la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche.

Un pozzo d’acqua è speranza di vita per almeno 1000 persone

Il costo per la realizzazione di un nuovo pozzo è di 10.000 euro, mentre la spesa media per la riattivazione è pari a 3.000 euro. Il costo per l’impianto e il mantenimento della rete di monitoraggio è di 50.000 euro l’anno. Una struttura di distribuzione comprendente 5 punti di accesso all’acqua ha un costo variabile tra i 7.000 e i 10.000 euro se dotata di generatore, 15.000 euro se basata su sistema solare fotovoltaico.

DAI IL TUO NOME A UN POZZO

Puoi dare un contributo inviando la tua offerta e specificando, come causale, “Acqua in Karamoja”:
· tramite versamento sul c/c postale n. 14048292, intestato a “Cooperazione e Sviluppo”, via Talamoni 1/f, 29100, Piacenza
· tramite versamento sul c/c postale n. 11145299, intestato a “Africa Mission”, via Talamoni 1/f, 29100, Piacenza

Ricorda: le offerte inviate su c/c postale intestato a “Cooperazione e Sviluppo” sono deducibili nella dichiarazione dei redditi

PERCHE’ IN KARAMOJA?
Il Karamoja, arida regione dell’Uganda nord-orientale abitata da oltre 800 mila pastori seminomadi, è una delle zone d’Africa dove più ostica è la sopravvivenza. La carenza d’acqua è il primo problema da affrontare: senza acqua non è possibile coltivare, né avere cura dell’igiene personale, è impensabile dare impulso ad attività economiche, difficile realizzare e mantenere in funzione strutture che garantiscano accoglienza, istruzione, assistenza sanitaria.

  • In Karamoja, l’80% della popolazione è analfabeta (la media, in Uganda, è del 40%)
  • Solo il 6% delle donne sa leggere e scrivere
  • La mortalità infantile, nel distretto di Moroto, è di 137/1000, mentre tra i bambini al di sotto dei 5 anni di età raggiunge la proporzione di 200/1000
  • L’indice HDI di sviluppo umano (costruito sulla base di tre indicatori a livello nazionale: speranza di vita, grado di istruzione e media pro capite del PIL espresso in “dollari internazionali”, ovvero in termini di parità di potere d’acquisto), è pari a 0,180: la media dei Paesi a basso sviluppo è di 0,445 e quella dei Paesi ricchi raggiunge lo 0,918.
Don Vittorio ha scelto il Karamoja come sede del suo intervento, proprio perché qui è più impegnativa la sfida dello sviluppo. Noi vogliamo proseguire lungo questo cammino, per cercare, insieme alla popolazione Karimojong, le risposte ai bisogni essenziali che costituiscono un diritto di ogni uomo.

SICCITA’, EMERGENZA COSTANTE
La carenza di acqua in Karamoja è dovuta, innanzitutto, alla combinazione tra l’irregolarità e la torrenzialità delle scarse piogge – che possono comportare l’erosione del terreno – e l’elevato grado di evaporazione. Fiumi e laghi sono stagionali e seguono l’andamento delle precipitazioni, che tendono a concentrarsi nell’arco di pochi mesi all’anno. Neppure la creazione, in passato, di punti supplementari di approvvigionamento idrico (bacini, cisterne e pozzi) ad opera del Governo e di ONG ha potuto risolvere l’inadeguatezza e l’insufficienza delle risorse.
Basti pensare che nella regione si contano oltre 500 mila mucche che necessitano di 20 litri d’acqua al giorno e 550 mila ovini che ne richiedono 5: sono il solo patrimonio di questi pastori e delle loro famiglie, che per garantirne la sopravvivenza conducono il bestiame ad abbeverarsi ai pozzi, con gravi rischi per la salute umana.

LA NOSTRA PRESENZA
Non solo il 50% dei pozzi esistenti in Karamoja non è più funzionante per carenza di manutenzione appropriata, ma la distribuzione delle strutture non è uniforme sul territorio, il che significa che alcune comunità hanno a disposizione un numero di sorgenti sproporzionato agli abitanti effettivi.
Per questo, da oltre vent’anni il nostro obiettivo è quello di perforare nuovi pozzi e riattivare quelli abbandonati o in disuso, garantendo alla popolazione accessi salubri, sicuri ed equi alle risorse idriche: tra il 1984 e il 2005 abbiamo realizzato, in Uganda, oltre 500 nuovi pozzi e più di 800 interventi di riparazione e ripristino.
Dopo un temporaneo rallentamento dell’attività di perforazione nel 2002, dovuto soprattutto alla mancanza di fondi ministeriali, lo scorso anno abbiamo deciso di dare nuovo impulso al nostro impegno prioritario: portare l’acqua in Karamoja. A partire da ottobre 2005, pertanto, abbiamo concentrato i nostri sforzi in quest’ambito: al 31 dicembre avevamo perforato 13 nuovi pozzi (di cui 3, purtroppo, secchi) ed eseguito ben 58 riattivazioni perfettamente riuscite.
Attualmente, le nostre squadre – composte da 3 espatriati e 10 locali – sono al lavoro per realizzare un progetto finanziato dal World Food Programme, che prevede la perforazione di 12 pozzi presso altrettante scuole primarie del Karamoja: un incarico che comporta l’attraversamento dell’intera regione da Amudat a Kapedo, ma a dispetto degli immaginabili problemi ci inorgoglisce, come riconoscimento del nostro impegno e della nostra professionalità.
 

I TRAGUARDI PER IL 2006
Concluso il progetto del World Food Programme, avvieremo la perforazione dei pozzi che, grazie alla generosità dei nostri sostenitori italiani, riusciremo a realizzare: al momento, in questi primi mesi dell’anno, sono giunte offerte per 10 nuove strutture.
Il nostro obiettivo per il 2006, tuttavia, è più ambizioso: il sogno di raccogliere fondi sufficienti per la perforazione di 50 nuovi pozzi e per portare a termine 100 interventi di riattivazione, oltre a proseguire nell’organizzazione di corsi di formazione per meccanici di pompa e sensibilizzatori di villaggio.

L’IMPEGNO
Cosa significa perforare un pozzo?

L’installazione di impianti dotati di pompa a mano costituisce la più efficace soluzione al problema della carenza d’acqua: il pozzo è in grado di servire più villaggi, il meccanismo manuale lo rende facilmente accessibile, mentre la copertura in cemento impedisce il propagarsi di infezioni. Negli ultimi mesi abbiamo apportato sostanziali migliorie a questa tipologia: la dotazione di una piattaforma impermeabile che convoglia l’acqua di scarico verso un sistema di assorbimento e, a una distanza di 10 metri, un bacino di abbeveraggio per gli animali.
L’attività di perforazione richiede una considerevole mobilitazione di personale e di mezzi: la macchina perforatrice, un trailer (camion con rimorchio) per il trasporto delle diverse attrezzature, un’autobotte per il trasporto dell’acqua e una per il gasolio necessario al funzionamento del compressore da 22 BAR, oltre al cosiddetto “impiantino di servizio”, ovvero un camion dotato di bracci mobili per calare i tubi nel terreno.

Come si svolge l’intervento? Tre sono le fasi principali, così sintetizzabili:
1) La perforazione vera e propria, con relativa pulizia del pozzo
2) L’effettuazione del Pump Test per verificare la portata e la capacità della struttura
3) L’installazione della pompa manuale e la costruzione della piazzola di cemento in superficie (apron)

La perforazione – dai 70 m di profondità in avanti – richiede un paio di giorni, la realizzazione dell’apron un altre 24/36 ore (compresa la gittata di cemento e la sua stabilizzazione), mentre occorre un altro giorno per l’installazione della pompa. Ripercorrendo la costruzione di un nuovo pozzo, pertanto, occorre considerare anche il supporto logistico per le squadre coinvolte: quella dei perforatori e quella, che entra in azione successivamente alla prima, degli operai addetti all’apron. Ciò significa non solo garantire vitto e alloggio agli operatori, ma anche la disponibilità di pezzi di ricambio in caso di guasti e la sicurezza. Due aspetti che, nel mezzo della savana, non sono poi così scontati…
 

- Piccoli grandi intoppi: recentemente, si è rotto un cuscinetto del cambio del trailer: un banale contrattempo in Italia, la cui soluzione, in Africa, diviene ben più complicata. Non solo i nostri team si trovavano a 560 km da Kampala e oltre 800 da Moroto, ma neppure nella capitale si è riusciti a reperire il pezzo necessario, che è stato quindi ordinato in Italia con un costo di 300 euro e non meno di 2/3 settimane di attesa.

- La minaccia delle razzie: durante una perforazione nella zona di Kaabong, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, un gruppo di guerrieri Jie ha attaccato un accampamento di militari. Sparatoria da mezzanotte all’alba, mentre i nostri operatori potevano udire i colpi di arma da fuoco dall’interno della missione che li ospitava. In quelle stesse ore, uno degli operai è stato ucciso a soli 100 m di distanza, colpevole di aver visto passare i razziatori. Il bilancio parla di almeno 45 morti tra i Jie, 4 vittime e altrettanti feriti tra i soldati. Il camion che portava il materiale di perforazine da Kotido è stato fermato dalle autorità per ragioni di sicurezza, mentre la perforazione è stata necessariamente sospesa per alcuni giorni.

Frammenti di quotidianità, che vogliamo riportare e illustrarvi nella loro immediatezza per condividere, con tutti voi, il lavoro di perforazione e riattivazione dei pozzi.

THANK YOU, ITALIAN FRIENDS
Sono le parole di riconoscenza ascoltate presso le scuole, nei villaggi, nel cuore delle missioni dove la nostra presenza e il nostro lavoro hanno permesso di portare il dono dell’acqua.

Nel corso del 2005, tra ottobre e dicembre, abbiamo perforato 12 nuovi pozzi in Karamoja, nel distretto di Moroto: 9 sono risultati produttivi e 3 si sono rivelati, purtroppo, secchi. La cartina geografica mette in evidenza la distribuzione capillare di queste nuove fonti per l’acesso all’acqua potabile, realizzate nelle contee di Bokora (5) e Mateniko (7), aiutando i villaggi di Kilykon nella sub-contea di Lopey, Nakapelimen, Nariamarege e Nadiket – oltre alla Kasimery Primary School – nella South Division, Lokatabolai e Kamerà nella sub-contea di Nadunget, Lomunyen Kiron nella sub-contea di Ngoloriet, Nasiloit nel territorio di Matany. I pozzi secchi sono invece stati trovati nei villaggi di Lorwnet (sub-contea di Lopey), Aworobu (Loputuk) e Naregae, nella sub-contea di Ngoloriet.
Abbiamo inoltre perforato 1 nuovo pozzo al di fuori della regione, nel distretto di Kiira, presso il centro CALM.

Ringraziamo di cuore tutti i benefattori e gli amici che dall’Italia ci hanno aiutato, rendendo possibile, con il loro prezioso contributo, il proseguimento del nostro cammino per portare l’acqua in Karamoja, e non solo. In particolare, la nostra sentita riconoscenza va ai sostenitori di Piacenza, Roma, Ancona, Trento, Treviso e dalla Sardegna. Nell’auspicio che possano percepire appieno la gioia e la speranza degli uomini, delle donne e dei bambini che oggi hanno acqua pulita per bere, lavarsi, cucinare.

I CORSI PER PUMP MECHANICS
La formazione è parte integrante del progetto “Acqua in Karamoja”: nell’arco di un triennio, prevediamo di organizzare un workshop ogni anno, a livello di contee, per istruire tra gli 80 e i 90 pump mechanics.
Sinora, tra il 2004 e il 2005, hanno completato il corso 40 meccanici – tra cui alcune donne – provenienti dai distretti di Moroto e Nakapiripirit e da diverse sub-contee: Lopei, Nadunget, Katikelile, Matany, Nabilatuk, Nabilak, Looro, Karita, Ngoloreit.
Tra il 7 e il 17 agosto 2005 si è svolto presso il compound di Moroto il workshop più recente, cui hanno preso parte 24 persone: età media 25 anni, il più giovane partecipante ha 19 anni e il più maturo 42, mentre la maggioranza ha un livello di istruzione primaria. Qualcuno apprende il primo mestiere della sua vita, altri portano con sé le esperienze precedenti: contadini e agricoltori, un poliziotto e un commerciante, alcuni in cerca di ulteriore specializzazione nel settore idrico.

Per la realizzazione del corso, coordinato da Fabio Giomo per Cooperazione e Sviluppo, ci siamo avvalsi della collaborazione di S.Y.A. Busimo come consulente, Dina Lactud come idrologa, Richard Olok in qualità di responsabile di contea per l’acqua, Maggie Lolem per il CDO Moroto e John Tukei come traduttore.
Due giorni intensivi di lezioni teoriche in classe, cui sono seguiti altri 10 giorni di dimostrazioni ed esercitazioni pratiche sul campo. Tra gli argomenti affrontati, l’illustrazione dell’idrologia dei pozzi in Karamoja, nozioni in materia di igiene e sanità, questioni di genere e discussioni di gruppo, installazione e funzionamento delle pompe a mano, meccanica delle pompe U2 e U3, manutenzione ordinaria del pozzo, tecniche di riparazione della pompa a mano, tecniche di pescaggio dei tubi, installazione e funzionamento di una pompa elettrica, stesura dei rapporti di riabilitazione, raccolta dati, sicurezza sul lavoro e pronto intervento.

L’attività di formazione rientra nell’ambito degli accordi bilaterali siglati tra Cooperazione e Sviluppo e il Governo Ugandese, in conformità ai trattati internazionali sanciti anche dal Governo Italiano per implementare le attività di educazione, specializzazione e istruzione nell’ambito del sostegno economico e delle iniziative di solidarietà rivolte ai Paesi più poveri.
La selezione dei partecipanti è avvenuta attraverso il Comparto per le risorse idriche del Distretto di Moroto. La nostra ONG ha garantito, a tutti i corsisti, il rimborso del trasporto pubblico, vitto e alloggio.
Da quest’anno partirà, con frequenza regolare, anche il progetto di formazione rivolto agli animatori di gestione e igienico-sanitari, nelle seguenti aree: tecniche di sensibilizzazione, composizione e training di una commissione per la gestione locale dei pozzi, principi igienici e sanitari di base, meccanica delle pompe U2 e U3, manutenzione ordinaria del pozzo, stesira dei rapporti di animazione.

Verranno inoltre organizzati seminari che coinvolgano le comunità rurali sul tema del corretto utilizzo dell’acqua, approfondendo in particolare il rischio di malattie dovute a cattive condizioni igenico-sanitarie, l’allestimento di protezioni che riparino il pozzo dal bestiame e nozioni di pronto intervento.

Aiutaci a garantire buone pratiche di manutenzione nei villaggi, a promuovere l’importanza dell’igiene e della salute, a migliore la sostenibilità, la fruibilità e l’accessibilità delle scarse risorse idriche del Karamoja. Per donare il tuo contributo, puoi effettuare un versamento sui nostri conti correnti postali, specificando come causale “Progetto Pozzi: Formazione”.

Piccole grandi soddisfazioni: la meraviglia di un missionario che ha accompagnato il nostro team di perforatori durante una perlustrazione, di fronte agli operai locali che, scesi dal pick up, hanno iniziato autonomamente a svolgere il proprio lavoro… Il sacerdote, incredulo, ha chiesto, “ma sono davvero Karimojong?”. La formazione è un albero che cresce: non solo ha radici profonde, ma i suoi rami continuano a dare buoni frutti.

PER NON DIMENTICARE

  • Oltre 1 miliardo di persone al mondo non ha accesso a fonti di acqua salubre. Quasi 3 milioni e 500 mila individui muoiono, ogni anno, a causa di malattie trasmesse da acqua contaminata: tra loro, 5000 bambini al giorno.
  • L’Onu definisce la carenza di risorse idriche il problema ambientale più serio del nostro Pianeta.
  • Si può sopravvivere un mese senza mangiare. Senza bere, non più di una settimana.
  • Il fabbisogno idrico minimo pro-capite è di 5 litri nell’arco delle 24 ore, ma per avere condizioni di vita accettabili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, ne occorrerebbero almeno 50.
  • Le Nazioni Unite hanno stabilito la soglia di 40 litri giornalieri come diritto minimo all’acqua.
  • Tre miliardi di persone, nel mondo, vivono in case prive di sistema fognario.
  • Il consumo d’acqua a livello globale, negli ultimi anni, è aumentato il doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione: significa che, progressivamente, chi ha a disposizione l’acqua ne consuma (o spreca?) una maggiore quantità.
  • In 29 Paesi il 65% della popolazione non può soddisfare il fabbisogno idrico vitale
  • Un abitante degli Stati Uniti ha a disposizione 425 litri d’acqua al giorno, un italiano 237, un francese 150. In Karamoja, la quantità media accessibile è compresa tra i 5 e i 10 litri quotidiani per persona: per bere, lavarsi, cucinare.
  • Il consumo medio di una famiglia europea è di 165 litri al giorno, quello di una famiglia africana non va – o meglio, non può andare – oltre i 20 litri.
  • Solo l’1% di tutta l’acqua sulla Terra è utilizzabile per attività umane: il 33% di questa piccola quantità è destinato all’agricoltura, il 16% ad usi domestici, l’11% all’industria e il 40% alla produzione di energia.
  • In Italia, esistono 250 marche di acqua in bottiglia: nessuno Stato al mondo ne conta altrettante… per un giro d’affari complessivo che sfiora i 3 miliardi di euro. Eppure, gli esperti ribadiscono che l’acqua del rubinetto è preferibile, perché sottoposta a maggiori e più frequenti controlli batteriologici.
  • Urge il miglioramento della rete fognaria del nostro Paese: il 60% dell’acqua potabile che arriva nelle nostre case si disperde lungo il percorso. Quando apriamo il rubinetto, lo facciamo non solo per bere, ma anche per annaffiare giardini, prati e terreni da golf, irrigare i campi e lavare l’auto: usi per i quali sarebbe altrettanto valida l’acqua piovana!
  • A proposito di rubinetto: sapevate che lascia scorrere 10 litri al minuto? Tenendolo aperto per 3 minuti mentre ci si lava i denti, almeno 30 litri d’acqua se ne vanno, inutilizzati, dritti allo scarico. Per evitare sprechi, chiudiamolo anche sotto la doccia, mentre applichiamo shampoo e bagnoschiuma.
  • Anche lo scarico del water può contribuire a ridurre i consumi: oltre il 30% dell’acqua che scorre nelle nostre case viene da lì… Ogni volta che si preme il pulsante, se ne vanno dai 10 ai 12 litri: ciascuno di noi utilizza, in questo modo, 29 mila litri d’acqua all’anno. Esiste un semplice dispositivo, il regolatore di flusso, che erogando quantità differenziate in base alle esigenze permette di risparmiare migliaia di litri d’acqua.
  • Curiamo la manutenzione delle tubature: un foro da un millimetro fa perdere 22.000 litri in 12 mesi, un rubinetto che gocciola equivale a uno spreco di 4000 litri l’anno.

(dati: Onu, Green Cross Italia, Fao)

 

 
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