NORD UGANDA, 19 ANNI DI VIOLENZE
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E’ guerra, in Nord Uganda, da 19
anni. Da quando l’attuale Presidente Yoweri Museveni è al potere
e, con l’obiettivo dichiarato di destituirlo, le forze ribelli
attaccano con efferata violenza le genti di etnia Acholi e Lango
nei villaggi dei distretti di Gulu, Kigtum, Pader, Lira, Apac,
Katawki e Soroti.
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Nel 1986, dopo il rovesciamento
del dittatore Olara Okello, dell’opposizione al nuovo Presidente
si fece portavoce il gruppo armato “Esercito dello Spirito
Santo”, guidato da Alice Lakwena. Nonostante la definitiva
sconfitta di questa fazione, avvenuta nel 1988, le tensioni
erano destinate a non sopirsi: nello stesso periodo, il
visionario Joseph Kony raccolse l’eredità della cugina Lakwena
fondando una nuova milizia denominata “Forza Mobile dello
Spirito Santo” e, in seguito, “Esercito di Resistenza del
Signore”.
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I suoi seguaci, detti “olum”
(“erba” in lingua Acholi), ritengono il loro leader un profeta,
che in nome di un fantomatico regime basato sulla ferrea
applicazione dei Dieci Comandamenti legittima uccisioni, stupri,
mutilazioni e razzie. Nonché – ed è questa una delle tragedie
più grandi – il rapimento dei bambini per farne strumento di
morte: i maschi destinati a divenire soldati, le femmine allo
schiavismo sessuale.
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Cosa ha permesso, alle poche
migliaia di appartenenti all’LRA, di perpetrare i loro attacchi
per 19 anni senza soccombere all’esercito regolare? Nel 1994, in
seguito a contatti con l’esercito governativo sudanese, Joseph
Kony si impegnò a combattere contro Kampala in cambio di armi e
munizioni fornite dalle autorità sudanesi, che concessero anche
la disponibilità di basi operative a Jabulen, in Sud Sudan.
D’altra parte, la politica centrale ugandese ha appoggiato nel
tempo John Garang, leader dello SPLA (Esercito Popolare di
Liberazione del Sudan), formazione antigovernativa attiva nel
Sud Sudan: neppure gli accordi di pace firmati tra il Governo
sudanese e questo gruppo ribelle nel gennaio 2005, tuttavia,
hanno sinora consentito di mettere la parola fine alle violenze
in Nord Uganda.
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Queste, in sintesi, le cifre del
conflitto: più di 20 mila ragazzi rubati alla loro infanzia;
oltre 1 milione di sfollati; almeno 100 mila le vittime che
hanno pagato con la vita. Ogni sera, migliaia di bambini – i
night commuters (“pendolari della notte”) percorrono decine di
km a piedi, lasciando le loro case in campagna per andare a
dormire in città, dove sono più sicuri dalle incursioni dei
ribelli.
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Almeno 21 persone uccise e 8 donne
mutilate con il taglio delle labbra: è il crudo bilancio della
prima settimana dopo la fine del cessate-il-fuoco che il Governo
ugandese aveva proclamato tra il 4 e il 22 febbraio scorsi nel
Nord del Paese, per favorire la resa dei miliziani ribelli.
Simili episodi si sono intensificati nei mesi di marzo e aprile,
anche in Sud Sudan: basti pensare che secondo l’ACNUR sarebbero
4000 le persone costrette dalle incursioni dell’LRA, nei primi
mesi del 2005, a varcare il confine sudanese per trovare rifugio
nei campi sfollati del Nord Uganda. La situazione, peggiorata
dalle dichiarazioni pessimistiche del Presidente Yoweri Museveni,
lascia supporre l’esistenza di due diverse correnti tra i
seguaci di Joseph Kony: una parte favorevole alle trattative con
le autorità, l’altra ostinata a perseguire la violenza. Quest’ultima
fazione potrebbe prevalere a causa di due fattori: dapprima la
resa, durante il periodo di tregua, del comandante dell’LRA Sam
Kolo, incaricato di condurre la negoziazione con la delegata del
Governo Betty Bigombe e forse indotto ad abbandonare le file del
suo esercito da gravi scontri interni; quindi l’ombra della
Corte Penale Internazionale, le cui doverose indagini sui
crimini di guerra compiuti dai ribelli rischiano di dissuaderli
dal consegnarsi al giustizia. Al punto che la stessa Betty
Bigombe ha minacciato le proprie dimissioni qualora i
procedimenti della Corte dovessero avanzare ulteriormente.
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Nel Nord Uganda dilaniato dalla
guerra, il 63% della popolazione vive al di sotto della soglia
di povertà. Lo ha dichiarato il vice segretario del Tesoro,
Keith Muhakanizi, sottolineando che nel resto del Paese tale
quota non supera il 38%. Le violenze dell’LRA hanno piegato i
Distretti settentrionali costringendo oltre un milione di
persone ad abbandonare le proprie terre, spingendo la gente alla
promiscuità e alla mancanza di igiene nei campi per sfollati e
favorendo, così, la diffusione dell’AIDS, nonché portando il
Governo a concentrare tutti gli sforzi sul fronte del
militarismo, il che ha distolto risorse e attenzione dalla lotta
alla miseria.
LE ORIGINI DELLA GUERRA
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Quando, nel 1987, Joseph Kony
radunò i resti dell’armata dell’Armata del Santo Spirito e fondò
l’LRA (Esercito di Resistenza del Signore), il suo obiettivo
dichiarato era quello di vendicare i torti e le atrocità subite
dai gruppi di etnia Acholi ad opera delle truppe regolari.
Tuttavia, in 19 anni, i ribelli non sono mai riusciti a
riscattare il proprio popolo: al contrario, da oppressi si sono
trasformati in oppressori, terrorizzando, depredando e
torturando quella stessa gente che volevano liberare.
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Il programma di Kony consiste nel
voler instaurare, in Uganda, un regime basato sull’applicazione
letterale dei dieci comandamenti biblici: egli si presenta come
un visionario profeta, posseduto da uno spirito guida divino che
lo consiglia sui metodi di addestramento e di direzione dei
ribelli in battaglia.
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Nato a Odek, nei pressi di Opit,
nel distretto di Gulu, il capo degli "olum" aveva manifestato
sin da bambino profondi segni di squilibrio. I suoi genitori lo
affidarono ad uno stregone locale. Sua madre raccontò a padre
Raffaele Di Bari - missionario comboniano ucciso dall’Lra il 1
ottobre del 2000 -, che il figlio era stato sottoposto ad una
sorta d'esorcismo. Con il risultato, disse sempre la donna, di
essere posseduto permanentemente da uno "spirito di guarigione".
La verità è che, negli anni, il suo stato mentale è peggiorato
notevolmente.
I giovanissimi soldati dell'Lra lo definiscono un "santo
maestro", un "profeta buono", come se la loro ragione fosse
stata azzerata da chissà quale malefico artificio. E c'è
addirittura chi parla di un'ipnosi collettiva operata dal padre
fondatore dell'Lra, un "pazzo lucido" che vuole imporre a tutti
i costi il decalogo dell'Antico Testamento al posto della
costituzione attualmente in vigore in Uganda.
La religione di Kony, un misto di concetti cristiani, animismo e
magia africani, ha recentemente aggiunto un undicesimo
comandamento ai dieci della Bibbia: "non dovrai mai guidare una
bicicletta"; i soldati della LRA puniscono i contadini trovati a
bordo di un biciclo mutilando loro le natiche con il machete. In
un crescendo di follia, recentemente è stata lanciata una
campagna contro i proprietari di polli bianchi e i maiali che
vengono uccisi in tutto l'Acholi, quando scoperti. I motivi?
Questi sono i comandamenti che Kony riceve dal suo spirito e
dagli angeli, che consigliano anche i metodi di addestramento e
guidano i ribelli in battaglia.
I BAMBINI SOLDATO
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Il rapimento di oltre 20.000
bambini, dei quali quasi 10.000 nel solo 2003, pone l’ LRA al
primo posto nella classifica dei sequestri di ragazzini in
Africa, allo scopo di farne soldati.
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Si stima che Joseph Kony, oggi,
possa contare su un esercito di circa 4.000 ribelli, formato in
prevalenza (per oltre l’80%) da giovani e giovanissimi di età
compresa fra gli 8 e 16 anni, strappati alle proprie famiglie e
ai loro villaggi per essere trasformati in feroci macchine da
guerra.
I ragazzini rapiti subiscono il “lavaggio del cervello e della
coscienza”, e un addestramento brutale: sottoposti a violenze di
ogni genere e spesso drogati, vengono costretti dai loro
istruttori e superiori a mutilare ed uccidere con il machete per
non incorrere in punizioni gravissime o, addirittura, essere
uccisi a loro volta. I bambini vengono indottrinati alle visioni
di Kony ed entrano a far parte del movimento solo dopo l'unzione
(in lingua Acholi "Wiro Ki Moo"), che viene somministrata sul
corpo della nuova recluta secondo un rituale ideato dallo stesso
Kony. Lo scopo è duplice: serve a dare l'illusione che il
giovane guerrigliero sia protetto dal fuoco delle pallottole e a
vincolarlo al movimento attraverso un legame ritenuto dagli
stessi ribelli indissolubile. In battaglia portano una pietra in
tasca che dovrebbe, in caso di pericolo, innalzare una montagna
di fronte a loro come protezione dal nemico, ed una bottiglia
d'acqua con un bastoncino che, versata, dovrebbe creare un fiume
che disperda le pallottole degli avversari. “Mai ritirarsi di
fronte alla battaglia”, dice la dottrina di Kony che, comunque,
rimane ben al riparo nelle retrovie a compiere le sue
divinazioni.
FORSE QUALCUNO SI MUOVE
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La popolazione del Nord Uganda è
ormai allo stremo delle forze.
L’insicurezza e l’incertezza del futuro rendono vano ogni sforzo
di
coltivare la terra e svolgere qualunque altro tipo di attività
economica. È difficile persino portare aiuti di emergenza.
La recente escalation della violenza e dei rapimenti,
l'impotenza dell'esercito, la mancanza di qualunque piano di
protezione e tutela nei confronti della popolazione Acholi, e di
quella degli altri distretti interessati dalla guerriglia
sembrano avere convinto le Nazioni Unite della necessità di
pianificare una serie di decisi interventi umanitari nel nord
dell'Uganda.
Al termine della sua visita nel Paese, ed in particolare nei
distretti settentrionali feudo dei ribelli del’LRA, il
sotto-Segretario Generale Jan Egeland, coordinatore dell'ONU per
i rifugiati ha dichiarato che l'interesse pressoché nullo della
comunità internazionale verso il conflitto Ugandese è un
"oltraggio morale". Ha inoltre dichiarato che: "La situazione
umanitaria in Uganda è la peggiore esistente al mondo, peggiore
perfino di quella irachena".
Alle migliaia di minori rapiti va aggiunta l'emergenza profughi:
il rapporto dell'OCHA (Organizzazione per gli affari umanitari,
ente ONU) stilato dopo la visita, calcola che circa un milione e
trecentomila abitanti nel solo nord dell'Uganda abbiano dovuto
fuggire dai propri villaggi che, isolati e non protetti, sono
facili prede dei ribelli. Cifra quasi raddoppiata negli ultimi
anni.
"Questa è una guerra contro i bambini. Sono rapiti, violentati e
vittime di abusi", così ha continuato Jan Egeland, che riguardo
alla scarsità degli interventi multinazionali, almeno fino ad
ora, ha dichiarato: "La mancanza di sicurezza ha reso quasi
impossibile mantenere una presenza umanitaria in queste aree e
ciò significa che non vi sono le condizioni per un'assistenza
sostenibile per la salute, l'educazione ed altri servizi
basilari".
Le condizioni di difficoltà che hanno reso difficili gli
interventi umanitari da parte delle agenzie internazionali, sono
le stesse che hanno incontrato i missionari e le ONG che
nonostante tutto sono rimaste sul luogo, vicino alla gente.
Speriamo che alle parole di Egeland segua un impegno più deciso
dell'ONU per cercare di risolvere il conflitto e che queste
dichiarazioni non rimangano lettera morta.
IL NOSTRO INTERVENTO A LIRA
Nel frattempo il nostro Movimento si è
impegnato ad esserci. Ad essere a fianco della popolazione e a
fianco dei missionari che con essi condividono le quotidiane
difficoltà e tragedie, per portare la nostra solidarietà sotto forma
di aiuti in viveri e generi di prima necessità, perché, come diceva
don Vittorione, “è la carità l’essenza del Cristianesimo,… e chi ha
fame ha fame subito”.
Nel 2004, “Cooperazione e Sviluppo” ha ricevuto l’incarico di
coordinare la distribuzione di aiuti non food nel Distretto di Lira,
svolgendo un ruolo trainante nell’ambito di un progetto di emergenza
condotto in collaborazione con Croce Rossa Ugandese, Christian
Children Fund (CCF), German Agro Action, Cooperazione Internazionale
(COOPI) e Medici Senza Frontiere – Olanda (MSFH).
Quindi, da gennaio ad aprile 2004, con il supporto della
Cooperazione Italiana e la collaborazione dell’Unità Tecnica Locale
del Ministero degli Esteri Italiano, abbiamo portato avanti un
progetto di emergenza del valore di 90.000 dollari per la
distribuzione di beni di prima necessità agli sfollati, consentendo
loro di migliorare le proprie condizioni disagiate, proteggersi
dalle intemperie e avviare piccole attività agricole e di
coltivazione.
L’azione si è concentrata nei campi situati all’esterno della città
capoluogo: vi erano infatti oltre 200 mila sfollati nelle contee del
Nord, che per ragioni di insicurezza e inaccessibilità non avevano
mai ricevuto sostegno di alcun genere. In totale, sono stati
distribuiti circa 3900 kit composti da 2 coperte, 1 pentola da 6
litri, 1 tanica da 20 litri, 2 piatti di plastica, 2-3 barre di
sapone, 1 zappa, 1 telone plastificato. Altri 80 kit sono stati
consegnati nelle scuole, 60 al Dispensario di Ngetta, 6 teloni
plastificati sono stati donati a MSFH per aprire un centro per
bambini malnutriti al campo di Erute e 530 zappe a famiglie di
sfollati che hanno deciso di trasferirsi da Erute al campo di Bala
Stock Farm.
Abbiamo aiutato 4500 famiglie e 3 scuole, incentivando Croce Rossa
Uganda e World Food Programme a portare aiuti vari e cibo anche al
di fuori della municipalità di Lira. “Cooperazione e Sviluppo”,
infatti, è stata la prima tra ONG e Agenzie Internazionali a
compiere una distribuzione su larga scala all’esterno del territorio
cittadino.
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