28 gen, 2026
Riportiamo la testimonianza di Daniele Guadagna, volontario di Servizio civile in Uganda che si occupa delle attività legate al settore acqua e agricoltura.
''La mia esperienza in Karamoja è iniziata un po’ per caso, verso la fine dei miei studi universitari e lavori di campo in ambito montano, desideravo emozioni forti e una quotidianità radicalmente diversa. Ho sempre guardato alle interazioni tra ecosistemi e comunità umane come a un delicato equilibrio da preservare, tuttavia, è stato solo qui, tra le ventose terre dell'Uganda nord-orientale, che la mia passione per la gestione sostenibile delle risorse ha trovato una dimensione reale e urgente.
Ho scelto il servizio civile con Africa Mission Cooperazione e Sviluppo soprattutto per un’esigenza intellettuale e umana: vedere con i miei occhi un luogo dove la conservazione della biodiversità non è un concetto astratto o accademico, ma la condizione essenziale per la sopravvivenza di un intero popolo. In Karamoja, dove il 74,2% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, l'ambiente non è un semplice panorama da osservare, è l'unica risorsa disponibile.
Il piano operativo
Il mio lavoro si è inserito nel progetto ''Caschi bianchi per lo sviluppo rurale in Uganda 2026'' nell’ambito acqua e agricoltura che afferisce alle attività del progetto ''Agricoltura e Allevamento per il futuro'' (CEI 221), un'iniziativa ambiziosa volta a costruire la resilienza climatica in una regione afflitta da aridità e da piogge sempre più imprevedibili ed elevata evaporazione dei bacini idrici. Il report che segue è la testimonianza diretta delle attività che ho seguito tra agosto e dicembre 2025, un periodo in cui ho visto il ''Piano'' scontrarsi e adattarsi alla complessa ''Realtà'' locale.
Durante questi mesi, il mio impegno si è diviso tra l'ufficio e i villaggi dei cinque distretti di intervento: Napak, Moroto, Nakapiripirit, Nabilatuk e Amudat (tutti a sud del Karamoja). Le mie giornate sono state scandite da attività d’ufficio e/o di campo:
Mappatura ǪGIS: Ho tentato di raccogliere dati georeferenziati per creazione di mappe e database, ad esempio per localizzare i 25 nuovi pozzi perforati e i siti di intervento, offrendo ai partner e ai donatori uno strumento interattivo per monitorare il progresso sul campo.
Riforestazione e Agroecologia: Ho partecipato attivamente alla distribuzione di piantine prodotte nelle nostre serre situate dentro a 3 Learning Centers, destinate a riabilitare 70 ettari di terreno degradato. Qui piantare un albero non è solo un gesto simbolico, ma un atto di difesa contro l'erosione del suolo e la perdita di produttività.
Formazione CMDRR: Ho supportato i corsi di Community Managed Disaster Risk Reduction, dove abbiamo formato le comunità a identificare i rischi e a creare piani d'azione per prevenire catastrofi naturali, istituendo comitati per la gestione sostenibile delle risorse idriche.
Lezioni dal campo
Lavorare in Karamoja significa imparare la flessibilità. Ho visto la dedizione di model farmer come Akorio John, che ha abbandonato la produzione di carbone per dedicarsi interamente all'agricoltura sostenibile, riuscendo così a pagare le tasse scolastiche per i figli. Ho ascoltato la storia di Lomulen Sabina, che ha trasformato la sua attività da produttrice di alcol locale a coltivatrice commerciale di ortaggi, diventando un esempio di riscatto per la sua comunità.
Ma ho anche toccato con mano le fragilità del sistema: i guasti continui ai mezzi di perforazione su terreni impervi, la siccità che spinge alcuni gruppi ad abbandonare i campi per cercare oro, le epidemie di peste suina che decimano il bestiame distribuite, e gruppi di agricoltori che si son svenduti le capre fornite dal progetto per un ritorno a breve termine.
Conclusioni
Questa esperienza mi ha insegnato che la cooperazione non è solo ''dare'', ma è mettere a disposizione competenze, ma soprattutto TEMPO, ASCOLTO e PAZIENZA, affinché le persone possano gestire il proprio ambiente in modo autonomo e duraturo. Tra agosto e dicembre 2025, ho capito che proteggere la natura in Karamoja significa, prima di tutto, proteggere il futuro delle famiglie che la abitano.
È stato il mio primo passo in Africa e, dopo ventisei anni vissuti in Europa, l’impatto è stato inevitabilmente forte. Più che uno shock, è stato un grande esercizio di gratitudine, vissuto in mezzo a difficoltà quotidiane che qui fanno parte della normalità. Nei momenti più faticosi ho dovuto ricordarmi dei sorrisi, dei piccoli risultati e degli effetti a cascata che il progetto e il lavoro di CCD hanno generato: dal singolo membro del villaggio, alla famiglia, fino a intere comunità. A metà servizio ho capito di aver già ''preso il mal d’Africa''. L’affetto spontaneo delle persone, la durezza di un ambiente naturale che non fa sconti ma che rimane autentico, e un ritmo di vita lontano dalla frenesia europea hanno iniziato a mettere radici nei miei pensieri. È da lì che ha cominciato a germogliare l’idea di continuare a lavorare in Uganda per ancora qualche tempo, magari in un ambito ancora più vicino alle mie passioni, come la riforestazione in contesti degradati. Qualunque sarà il futuro, un’altra opportunità sul campo o un ritorno in Europa, mi auguro di riuscire a coltivare questo entusiasmo e a portare con me ciò che la Karamoja mi ha insegnato. Anche qualcosa di semplice, ma potente, come questo motto che qui ho imparato a sentire mio da un ragazzo ugandese: ''No shoes, no news, no stress''.