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21 ago, 2025

Vieni, vedi... cambia: il punto di vista della nostra responsabile progetti Uganda Betta

''Il tempo non è mai abbastanza quando scendi in Uganda''. Betta Dordoni è la nostra responsabile dei progetti in Uganda: la prima volta che è scesa in Africa è stata nel 2004 per un'esperienza di ''Vieni e vedi'' e poi nel 2005 per un periodo di volontariato durato nove mesi. Il 29 luglio è partita da Malpensa per accompagnare gli studenti dell'Università Cattolica di Piacenza che hanno aderito all'iniziativa ''Vieni, vedi... cambia'' sostenuta anche dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano: si tratta di Enrico Giordanella, neolaureato a luglio all'indirizzo di Zootecnia di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, Sofia Milanesi, al termine del secondo anno di Giurisprudenza e Alice Ferri, neolaureata in Marketing, a settembre incomincerà l'indirizzo in Food marketing. 

''Siamo partiti il 29 e rientrati il 19 agosto - spiega Betta - l'ultima volta che sono scesa in Uganda era il 2012, ma ci sono stata per un periodo brevissimo. Di fatto era da vent'anni che non trascorrevo un po' di tempo giù e alla fine sono state tre settimane: ma quando vai in Uganda ti sembra che il tempo non sia mai abbastanza''.

 

Da Kampala a Gulu, nel cuore dell'Uganda

Nei primi giorni il gruppo è rimasto nella sede di Africa Mission a Kampala: ''Il primo incontro con le attività sostenute da Africa Mission ci ha portato alla Great Valley, la scuola per bimbi di strada guidata da Lusagala Bosco - continua Betta - è stato lui a farci fare un giro dello slum, ma anche a farci conoscere i bambini che frequentano la scuola: le lezioni erano già iniziate, sono quasi 900 gli studenti che lì trovano un'occasione di formazione ma anche di svago. Alla Great Valley infatti i bambini possono essere semplicemente bambini e studiare, giocare: siamo entrati in un'aula di prima elementare e ci siamo trovati davanti 120 piccoli. Non appena Bosco ha incominciato a parlare è calato il silenzio: è stato impressionante vedere come lui riesca a essere dolce coi suoi alunni, ma anche autorevole. un vero maestro insomma''.

Un'altra tappa fatta dal gruppo nei giorni successivi è stata Gulu: qui una piccola comunità di suore comboniane gestisce una missione storica. Ad accogliere i ragazzi e Betta è stata suor Giovanna che ha raccontato loro il passato di quella terra martoriata dalla guerra civile e il presente fatto di un impegno quotidiano a sostegno dei bambini e dei ragazzi di strada. Oggi la comunità è formata da tre suore: è una piccola enclave di resistenza e accoglienza.

 

Da Adjumani verso Moroto, scoprendo le attività di Africa Mission

Nei giorni successivi il gruppo si è spostato ad Adjumani e ad Alito: ''Ad Adjumani abbiamo visto il mercato costruito nei mesi scorsi e le capanne con gli orti che vengono affidate ai rifugiati - spiega Betta - mentre ad Alito abbiamo trovato un paradiso: non ero mai stata e mi ha impressionato vedere l'estensione del Training Centre, gli allevamenti di maiali e i campi coltivati. Siamo stati accolti dal volontario del servizio civile Tommaso e da Giulia che è partita con il Charity Program della Cattolica. Abbiamo anche incontrato il vescovo emerito monsignor Franzelli che ci ha raccontato come è nato il progetto di Alito che in origine era un lebbrosario della Diocesi poi dismesso''.

A Moroto il gruppo è rimasto 12 giorni: ''Ho trovato un Centro vitale e pullulante di persone - continua Betta - abbiamo incontrato Giuliana, che è un po' l'anima della sede, e poi siamo andati alla scoperta dei diversi progetti. Una prima perforazione avevamo avuto la possibilità di vederla andando verso Alito, ma abbiamo visto anche le attività di riabilitazione e di formazione''.

 

Ieri e oggi: cosa è cambiato?

''Negli anni il mio sguardo è cambiato - conclude Betta - quando sono partita la prima volta mi ero soprattutto concentrata sulle ingiustizie e le disparità fra chi come me vive in Occidente e chi invece vive in un villaggio africano. Mi sembrava un'inguaglianza disumana. Nel 2005 il focus si è un po' spostato: mi sono concentrata sulle persone che vivono lì e si dedicano agli altri, dai missionari trascorrono l'intera vita al servizio dei poveri a chi fa un’esperienza di qualche mese, come l'avevo fatta io. Stavolta invece ho sentito una nuova responsabilità: è quella di accompagnare un gruppo e di cercare, nel mio piccolo, di essere di supporto per leggere l'esperienza. Ho rivisto l’impegno delle persone e dei collaboratori, ho visto invece per la prima volta le nuove strade e le infrastrutture costruite: sono state un miglioramento? Forse da un certo punto di vista sì, ma non so se totalmente. Certo per me è stata un'esperienza importante anche se breve. Ma davvero, il tempo non è mai abbastanza quando si vivono certe cose''.

Africa Mission