IN ASCOLTO DI QUESTA QUAR(ANTENA)-ESIMA.

In questo momento forte sia per la situazione sociale in cui siamo sia perché per noi cristiani la Quaresima è tempo di conversione,  don Luca Vialetto e don Raffaele Coden (quest'ultimo ha vissuto l'esperienza in Uganda del Vieni&Vedi l'anno scorso) a nome del nostro gruppo di Treviso ci invitano a una riflessione interessante. Partendo dal brano delle tentazioni con il quale abbiamo aperto la Quaresima, ci aiutano a cogliere l'opportunità di questo tempo favorevole per riscoprire chi siamo, sempre rispettando chi sta lottando contro questa malattia e chi si sta prendendo cura di queste persone. Buona lettura e grazie ai nostri amici di Treviso per lo spunto.


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Dal Vangelo secondo Matteo Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Vorrei provare a leggere questo tempo che stiamo vivendo tenendo in filigrana il brano del Vangelo col quale iniziamo la quaresima: le Tentazioni, quest'anno proposte nella versione di Matteo. All'inizio del brano il protagonista è lo Spirito, è lui infatti che conduce Gesù nel deserto, penso sia molto bello vivere anche i disagi e le fatiche di questi giorni mettendoci nella prospettiva che il vero protagonista sia lo Spirito Santo, non per attribuire direttamente e solo a Dio tutto ciò che sta accadendo, dimenticando le cosiddette "cause seconde", ma per riconoscere che il Signore ci sta parlando anche attraverso questo isolamento forzato, del resto, nella bibbia, il deserto non è un luogo positivo bensì principalmente negativo, luogo di privazione e di morte, ma anche un luogo che è necessario attraversare per giungere ad una rinnovata esperienza della Salvezza.
Quante volte d'altronde abbiamo fatto tutta una serie di propositi per vivere bene la quaresima: tempo "forte" dove intensificare la preghiera, l'elemosina e praticare il digiuno … ma poi presi dalle tante e troppe cose da fare è rimasto un tempo come un altro. Quest'anno, invece, è come se lo Spirito abbia quasi "forzatamente" condotto sia credenti che non nel deserto per essere messi alla prova, per capire chi siamo, per entrare in contatto più profondamente con noi stessi, per vivere un tempo di crisi e cioè, letteralmente, di crescita e di cambiamento. Nel deserto Gesù digiuna per quaranta giorni e quaranta notti, un modo per sottolineare un lungo tempo di privazioni, noi non stiamo digiunando dal cibo, ma sicuramente siamo costretti a forti privazioni; privati della possibilità di gestire liberamente il nostro tempo, privati di molte relazioni, privati di poter esercitare il proprio lavoro, privati del rapporto con Dio e con la comunità cristiana nella Messa domenicale … Ma cosa sta portando alla luce di noi questa privazione? Gesù, dice il Vangelo, ebbe fame, quale fame sta crescendo ora dentro di noi? Cosa ci manca di più? Quali fatiche e quali desideri abitano il nostro cuore? Di cosa abbiamo paura? Sono convinto che non sia di scarsa utilità, fermarci, ascoltarci in profondità e porci domande di questo tipo. In particolare, potremmo chiederci, questo forzato e prolungato "digiuno eucaristico" cosa ha mosso nel nostro rapporto con Dio? Riusciamo a nutrire la nostra fede attraverso l'ascolto della Parola di Dio e la preghiera, o la mancanza del momento comunitario (per sé realmente fondamentale) ha fatto saltare anche tutto il resto, o non ha trovato un "resto" che comunque potesse restare in piedi?

A questo punto nel Vangelo entra in scena l'Avversario che pone a Gesù tre tipi di prove, la prima riguarda proprio il rapporto coni nostri bisogni: "Di' che queste pietre diventino pane". l'assoluto diventa la mia fame i miei bisogni, tutto deve rispondere alle mie esigenze, deve essere appagante e non devo provare nessuna frustrazione … Credo che tutti abbiamo incontrato persone che vivono in questo modo, che assolutizzano il loro bisogno, non vedono altro, e questo tempo le ha destabilizzate, ma dentro ognuno di noi c'è il rischio di cedere a questa logica, mentre Gesù non cede alla tentazione di manipolare la realtà per il suo bisogno, la accoglie ma anche risponde: "Non di solo pane vivrà l'uomo" c'è un altro cibo, migliore; Gesù sa che le relazioni valgono più dei miei appetiti, e molte volte per voler veramente bene devo mettere da parte i miei bisogni, questo diventa allora un tempo favorevole per educarci e crescere nella qualità delle nostre relazioni. 

Lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù". La seconda tentazione ci ricorda che non sempre le cose sono come le vogliamo noi, i fatti non ci obbediscono, e quest'invito a forzare Dio su questo è tentazione tipica della persona religiosa. Quante cose strane viste in questi giorni: dalle statue della Madonna portate a spasso per il paese sull'ape, a chi è convinto che se l'acqua è benedetta lì il virus non c'è, da chi inveisce contro tutta la gerarchia ecclesiastica sfogando astio e rabbia condite di becero tradizionalismo, a chi si erge a novello Savonarola e vede nel virus la punizione divina, e via dicendo … indubbiamente il pinnacolo del tempio è attualmente sovraffollato! Eppure tutto questo ci ricorda come i confini tra fede e superstizione, grazia e mentalità magica, visione ancora pagana della religione e incontro con il Dio vivente di Gesù Cristo, sono talvolta veramente deboli e incerti. Non possiamo pretendere di spaccare il capello in quattro e distinguere quanto dell'uno o dell'altro atteggiamento ci sia in ognuno di noi, certo però Gesù ci mostra la strada che lui ha scelto di percorrere, quella di non forzare la realtà di lasciare a Dio decidere i tempi e i modi della sua provvidenza, "io sempre vi ringrazio Signore Dio, che le cose non vanno a modo mio!".

Infine il nemico fa compiere a Gesù un'escursione in montagna, per vedere le cose dall'alto, come chi guarda dall'alto verso il basso, la terza tentazione riguarda infatti il possesso e il potere, realtà nelle quali
sempre rischiamo di rifugiarci e scivolare, quando non possediamo la vera vita dell'amore. Sicuramente l'epidemia che stiamo vivendo ci renderà tutti più poveri, ma, pur rispettando i disagi anche pesanti che molti dovranno superare, mi chiedo se anche questa non sia un'opportunità, per non misurare più il successo della nostra vita su ciò che possediamo o su quanto potere abbiamo, con l'ansia che spesso di  questo atteggiamento è figlia, per tornare ad adorare l'unico Signore ("Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto") e trovare in Lui la sorgente della vita e della nostra felicità. 

Non voglio negare tutti i problemi e gli aspetti negativi legati all'emergenza covid19, ma penso che questa situazione possa anche essere un tempo favorevole, un'occasione per riscoprire chi siamo noi e che per noi il Padre, credo che aspettare semplicemente che questo tempo passi per poi poter continuare ad essere come prima e fare le stesse cose di prima, non abbia veramente senso. Spero veramente che al termine di questa pausa forzata, che ci ha costretto a ripensare tante cose della nostra vita, tutto non torni come prima, se torneremo a "correre" allo stesso modo di prima, quasi risalendo sullo quello stesso treno che non riuscivamo mai a fermare, sarebbe veramente aver perso un'occasione, invece potremmo cercare di essere tutti diversi, di diventare persone nuove che hanno ascoltato la Parola che il Signore ci ha rivolto in questo tempo. Papa Francesco ci ha ricordato più volte che noi non stiamo vivendo un'epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d'epoca, facciamo di questo tempo la porta d'entrata nel cambiamento e da quello che lo Spirito suggerirà a ciascuno di noi, nasca il nostro nuovo modo di essere di impostare la nostra vita, di vivere la nostra fede. 

don Luca Vialetto e don Raffaele Coden