4 set, 2026

Africa Mission guarda al futuro: il 5 settembre a Varese un convegno tra memoria, missione e rinnovamento

Il 5 settembre 2026, a Varese, Africa Mission – Cooperation and Development ETS promuove una giornata di confronto sul significato attuale della propria missione e sulle prospettive future. Al centro, l’eredità di don Vittorione, il ruolo dell’associazione in Italia e in Uganda e le trasformazioni necessarie per affrontare le sfide dei prossimi anni.

Non una semplice celebrazione del passato, ma un’occasione per interrogare con libertà e responsabilità una storia importante, cercando di comprendere che cosa di quell’esperienza continui a essere vivo e fecondo e quali cambiamenti siano invece necessari.
È questo lo spirito del Convegno promosso da Africa Mission – Cooperation and Development ETS, in programma il prossimo 5 settembre 2026 a Varese. Una tappa significativa nel percorso di riflessione e rinnovamento che l’associazione ha avviato già da tempo.

A guidare l’intera mattinata sarà una domanda precisa:
''Africa Mission – Cooperation and Development è ancora una missione capace di coinvolgere la società italiana, collaborare con la società ugandese e testimoniare oggi l’amore di Dio per le persone?''
Da questo interrogativo prenderà avvio un confronto articolato attorno ad alcuni temi fondamentali: l’attualità dell’intuizione e del messaggio di don Vittorione, il ruolo che Africa Mission può continuare a svolgere in Italia e in Uganda e le trasformazioni necessarie affinché l’associazione possa affrontare il futuro rimanendo fedele alle proprie radici e, nello stesso tempo, aperta alle nuove sfide.

 

Alle radici del carisma di don Vittorione
Il primo momento del Convegno sarà dedicato alla sorgente spirituale e operativa dell’esperienza di Africa Mission.
Un breve filmato ripercorrerà la figura di don Vittorione, cui seguirà l’intervento di don Samuele Pinna, sacerdote ambrosiano, teologo e scrittore, che conobbe don Vittorione fin da bambino e al quale è stato affidato il compito di approfondirne il carisma.
La riflessione cercherà di distinguere ciò che appartiene al nucleo più profondo dell’intuizione del fondatore dalle forme organizzative legate inevitabilmente a uno specifico momento storico.
La domanda sarà quindi come rimanere fedeli all’intuizione originaria senza trasformare la fedeltà al fondatore nella semplice conservazione delle forme del passato.


La presenza e la testimonianza in Italia
Il secondo passaggio sarà dedicato alla capacità di Africa Mission di essere ancora oggi una presenza significativa nella società italiana.
A partire dalle loro esperienze, alcuni volontari – Samuele Ciambriello, Chiara Fariselli, Jessica Magno, Elena Capasso e Luigi Ruggiero – offriranno il proprio contributo alla riflessione sulla capacità dell’associazione di sensibilizzare persone, comunità e nuove generazioni sui temi della solidarietà, della cooperazione e dell’incontro con l’Africa.
Il confronto toccherà questioni decisive per il futuro: il ricambio generazionale, i nuovi linguaggi della comunicazione e le nuove modalità di volontariato, partecipazione e coinvolgimento.
L’obiettivo sarà comprendere non soltanto come continuare a raccontare la missione, ma anche come renderla capace di parlare alle persone di oggi.

 

L’Uganda che cambia: dalla solidarietà alla corresponsabilità
La prospettiva si sposterà poi sull’Uganda, attraverso le testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze pluriennali nel Paese.
Il confronto partirà dai profondi cambiamenti avvenuti in Uganda e dall’evoluzione dei bisogni delle comunità locali. In collegamento da remoto interverranno Pier Giorgio Lappo, Cristina Raisi e Pierangela Cantini.
In presenza invece ci saranno volontari che hanno trascorso alcuni anni in Uganda come collaboratori e volontari: Chiara ed Elio, Francesco Ghibaudi, Benedetta Gallana e Tommaso Righitto.
Sarà anche l’occasione per rileggere il valore delle relazioni costruite nel corso degli anni e interrogarsi sul modo in cui la cooperazione possa continuare a evolvere.
Un punto centrale sarà la necessità di superare ogni logica assistenzialistica, promuovendo invece partecipazione locale, responsabilità, sostenibilità e autentici percorsi di sviluppo.

 

Italia e Uganda, una relazione da ripensare nella reciprocità
Uno dei momenti più significativi della giornata sarà dedicato al dialogo tra la dimensione italiana e quella ugandese, con il contributo di don Maurizio Noberini e Carlo Verio Antonello.
L’intento è evitare di considerare sensibilizzazione in Italia e cooperazione in Uganda come due ambiti separati dell’attività associativa.
La sfida sarà comprendere quale relazione possa oggi unire queste due dimensioni, costruendo una prospettiva di autentica reciprocità: non soltanto una società italiana che offre risorse, competenze e solidarietà, ma anche una società italiana capace di ricevere dall’esperienza, dalle capacità e dalla testimonianza delle comunità ugandesi.
Una relazione, dunque, nella quale l’incontro diventi occasione di crescita per entrambe le realtà.
 

Il contributo dei partecipanti

Compatibilmente con i tempi della giornata, anche i partecipanti saranno invitati a esprimere le proprie considerazioni.

Tre, in particolare, gli interrogativi che verranno proposti: che cosa dell’esperienza di Africa Mission debba essere custodito, che cosa richieda un cambiamento e quale contributo ciascuno possa offrire al futuro dell’associazione.

Il Convegno, infatti, non intende essere un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio.
Le riflessioni emerse nel corso della giornata saranno raccolte e dovranno contribuire all’avvio di specifici gruppi di lavoro dedicati a temi strategici: identità e spiritualità, presenza e volontariato in Italia, cooperazione e partenariato con l’Uganda, governance e sostenibilità futura dell’organizzazione.

Un percorso che si inserisce anche nelle linee indicate dall’Assemblea dei soci in occasione dell’approvazione del bilancio 2025 e degli indirizzi per il 2026.
Custodire il seme, costruire forme nuove

A fare da filo conduttore al Convegno sarà quindi la volontà di verificare con sincerità se il seme posto da don Vittorione continui a portare frutto nel nostro tempo.
Custodire una storia, per Africa Mission, non significa semplicemente ripeterla. Significa comprenderne il cuore, riconoscere ciò che conserva tutta la propria forza e avere il coraggio di immaginare ciò che deve cambiare.
La sfida del futuro sarà proprio questa: costruire forme nuove perché il cuore dell’intuizione di don Vittorione possa continuare a servire le persone, la Chiesa e la società.
 

Qui la locandina del convegno

Africa Mission