19 mar, 2026
Di seguito una riflessione della nostra guida spirituale don Sandro De Angeli che proprio oggi celebra il suo 50esimo anniversario di sacerdozio.
''Il giorno della mia ordinazione sacerdotale, 19 marzo 1976, è stato un giorno eccezionale!
Un sogno, per tanti anni cullato, desiderato e preparato, si è realizzato: festa, cuore colmo di gioia, emozione a non finire, sguardo ad un futuro che desideravo costruire con quel Dio che mi aveva chiamato immergendomi, però, nella storia dei tanti fratelli ai quali sarei stato mandato.
Il motto che avevo scelto era ''Sacerdote a servizio della comunità''.
Oggi, 19 marzo 2026, ho celebrato il 50° anniversario della mia ordinazione sacerdotale nel seminario di Moroto.
Ancora festa, cuore colmo di gioia, emozione a non finire.
Oggi, dopo tanti anni, ancora mi stupisco per questo grande dono e, più passa il tempo, più l’emozione diventa grande. Così come più passa il tempo più riesco ad assaporare la bellezza del dono ricevuto.
La gioia che sento mi sembra oggi ancora più grande di quel primo giorno, lo stupore ancora più profondo: il tempo che passa rende sempre più incredibile il dono ricevuto.
In questa festa di oggi rivolgo per un attimo lo sguardo al passato.
50 anni fa il Signore ha fatto nei miei confronti una grande scommessa: si è fidato di me e ha messo nelle mie povere mani il suo sacerdozio perché io continuassi, nonostante i miei limiti e le mie fragilità, a rendere presente Lui in mezzo alla gente.
E’ bello stare in mezzo alla gente, che il Signore ci affida, per condividere la loro vita, e per rivivere l’esperienza di Gesù che passava le sue giornate andando di villaggio in villaggio, per incontrare, incoraggiare, beneficare, e rivelare la misericordia di Dio Padre.
Poi arriva il 40° di sacerdozio, e quando a 66 anni potevo cominciare a pesare alla pensione, ecco un’altra sfida: servire il Signore in una terra lontana, in mezzo ad una cultura molto diversa da quella in cui ero cresciuto, comunque dentro l’unica Chiesa Cattolica, quella che vive nella diocesi di Moroto.
Dio, che mi chiama ancora per qualcosa di nuovo, sfida se stesso e sfida me un’altra volta. Ho capito che Lui credeva in me, mi sono fidato di Lui e sono partito per mettere in gioco, per Lui e con Lui, ancora la mia vita e la mia fede.
E’ un cammino duro ed entusiasmante, come è ogni cammino nel quale ci si lascia guidare dall’amore, duro ed entusiasmante come ogni cammino nel quale si cerca di guardare non dalla propria prospettiva e dai propri bisogni, ma dalla prospettiva e dai bisogni degli altri.
Ho sperimentato la gioia della verità della Parola di Gesù: ''A voi che avete lasciato tutto per seguirmi, darò il centuplo quaggiù e la vita eterna''.
Sì, sto sperimentando il centuplo è sto assaggiando la bellezza della eternità.
E qui sto imparando, ogni giorno di più, cosa significa essere prete... prete che non fa solo celebrazioni, ma che vuole impegnarsi a vivere nella vita ciò che celebra nella liturgia.
E' facile dire la Messa e spezzare l'Ostia, ma è molto più difficile vivere nella vita concreta di tutti i giorni la Messa celebrata in chiesa.
E’ duro perché questo significa che, come Gesù nella Eucaristia diventa cibo e si dona a ciascuno di noi, così io, che sono prete, devo lasciarmi mangiare dalla gente, diventare cibo per la gente.
E faccio così e devo fare così, se ogni giorno dono il mio tempo alla gente, soprattutto ai giovani; se ascolto con attenzione ed amore i problemi che rendono difficili e insopportabili le loro esistenze.
Solo se faccio così sono veramente prete perché quel Cristo, pane spezzato che si offre a me ogni giorno nella Messa che celebro, lo rendo concretamente presente attraverso la mia vita che si fa dono e che, per questo,diventa capace di nutrire altri.
Oggi, comunque, ho ancora il coraggio e la voglia di non tenere lo sguardo rivolto al passato, ma lo voglio tenere rivolto al futuro.
La richiesta che il Signore mi aveva fatto di seguire Lui era ''PER SEMPRE'' ed io avevo detto che il mio SÌ sarebbe stato ''PER SEMPRE'' e in qualunque luogo mi avesse mandato.
Sto preparandomi a lasciare questa terra di Africa per tornare nella mia diocesi… sono vecchio, ma non partirò per riposarmi, ma per continuare a mettermi in gioco in quella missione, che il Signore mi ha affidato cinquant’anni fa.
Partirò con stupore, gioia ed emozione, quelli del primo giorno sì, ma resi più consapevoli dai tanti incontri, amicizie e legami che, nella sequela a Gesù, hanno dato senso e riempito la mia vita. Voglio continuare ad annunciare il Vangelo di Gesù alla gente, un vangelo che accoglie tutti, un vangelo che riunisce tutti, un vangelo che non divide e condanna, ma invita a riconoscere le differenze come possibilità di un mondo migliore, di una umanità che diventa famiglia.
Grazie amici, vi chiedo di pregare tanto per me: perché con la mia vita sia capace di fare sperimentare la presenza misericordiosa della paternità di Dio Padre, la amichevole e fraterna compagnia di Cristo Gesù, la dolce e illuminante azione dello Spirito Santo, così che il cammino di chi mi incontra sia forte e sicuro.
Vi abbraccio forte tutti''.